Il tatuaggio Maori più famoso: il Moko

I Maori hanno uno stile insolito di fare i tatuaggi, uno stile inconfondibile che li contraddistingue: sul volto e sulle natiche. Il tatuaggio Maori resta il più singolare, dotato di un certo fascino, e forse anche il più bello di tutti i tatuaggi esistenti.

Il tatuaggio più famoso e, sicuramente anche il più caratteristico, è il Moko. Questo tatuaggio copre tutto il viso e il motivo per cui gli uomini decidevano di farlo, era identificarsi ad un determinato stato di appartenenza. Solo chi faceva parte di un alto stato sociale, poteva portare il Moko; la motivazione più importante è che, questo tipo di tatuaggio, anche se molto esteso, veniva fatto in una sola seduta.

Solo nel XIX ci furono dei piccoli cambiamenti per le donne: fu inventato un tatuaggio a forma di spirale, che veniva disegnato sul mento. Tuttavia gli uomini non avevano solo il Moko, ma avevano tatuaggi per tutto il corpo, anzi, il Moko poteva estendersi, fino ad arrivare ai glutei.

Il tatuaggio veniva prima disegnato sulla pelle, per poi venire letteralmente scolpito con uno strumento utilizzato anche per scolpire il legno: l’“Uhi whaka tataramoa”.

Una volta tagliata la pelle, le ferite, venivano strofinate con dei pigmenti che permettevano di poter colorare il disegno. Questa descrizione, anche se molto sintetica, ci fa capire quanto fosse doloroso sottoporsi a questo rituale; dopo il tatuaggio, il viso era così gonfio, che l’uomo tatuato non poteva mangiare per un po’ di tempo.

Questo periodo di “convalescenza” poteva durare anche diversi anni,  poichè il Moko prendeva tutto il volto; l’unica fonte di nutrimento erano i liquidi.

La particolarità dei tatuaggi Maori era l’individualità: ogni Moko era diverso dall’altro, perché, era un insieme di informazioni personali dell’individuo.

Il disegno del Moko, conteneva: la stirpe di appartenenza, la posizione sociale e le esperienze personali, tanto che i capi Maori, nel XIX secolo, lo usavano come firma.

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